il biancomangiare per la cena in bianco di Torino

Cena in bianco di Torino: il biancomangiare mio e del bimby

Sarà perchè ho vissuto a Torino 14 anni e ne sono affettivamente parlando ancora molto legata: ho dei ricordi bellissimi di un ambiente che molti non conoscono o che non ti raccontano e il “sentito dire” non dice mai tutto il vero, sarà perchè l’iniziativa mi ha molto divertita, sarà perchè mi piace sempre fare qualcosa di nuovo…e sono qua a dare il mio contributo all’iniziativa di Antonella Bentivoglio d’Afflitto, direttore creativo di The Kitchen of  Fashion  con la sua Cena in bianco a Torino.
Da questa Mariachiara di The Chef is on the table  ha dato vita a questo food blogger-flashmob con rigorosamente tema in bianco per accompagnare, quali food blogger, l’evento di Torino e allora …Cena in bianco di Torino: il biancomangiare mio e del bimby.; sono di Roma e mi sarebbe stato complicato essere a Torino per l’evento, ma se qualcuno vuole prendere parte alla cena può inviare una mail a [email protected] per avere tutte le info dettagliate.

Il biancomangiare è un tipico dolce siciliano, semplicissimo da preparare e delicato da mangiare,  che di base ha solo latte, amido e zucchero: 3 ingredienti totalmente bianchi a cui si possono aggiungere  nel composto i pistacchi tritati e la scorza di limone o di arancia per decorare;  al posto dei pistacchi ho messo un biscotto integrale, per questo forse proprio bianco non mi è venuto ;-). L’ho preparato con il bimby. 

latte per Cena in bianco di TorinoIl latte è tradizionalmente l’ingrediente base della prima colazione unito a torte, biscotti, pane etc inzuppati nella tazza; va ricordato che ha anche una buona capacità dissetante se vi piace – a me no :-); è spesso e volentieri ingrediente base per la preparazione di moltissimi piatti in cucina da salati a dolci: la besciamelle, il purè i primi o appunto il biancomangiare fra i secondi.

bottiglia di picolit per la Cena in bianco di Torino

Ho abbinato a questo dolce il Picolit, quello che Veronelli, durante una sua degustazione definì ” Fermo e aristocratico; ha nerbo deciso e stoffa alta, che si compiace sino a coda di pavone; grandissimo vino, vino “da meditazione” . Sulla sua denominazione  esistono due diverse teorie: così chiamato data la scarsa produzione dei suoi acini, l’una,  data la ridotta dimensione dei suoi acini, secondo l’altra.
Prodotto in Friuli è caratterizzato da un colore giallo dorato, intenso e quasi ambrato; sprigiona profumo di frutta: dalla pesca, alla mandorla e all’albicocca matura; al gusto si palpano i profumi già percepiti uniti ad un gusto di miele e fichi.
Quello in purezza è raro e la mia bottiglia mi è stata omaggiata da chi lo produce direttamente e attento a non “tagliarlo” con altri uvaggi. Una chicca insomma  😉

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