Il Giardino di Ninfa: un’oasi di pace e colori

Giardino di Ninfa

Il Giardino di Ninfa: un’oasi di pace e colori

Finalmente anche io sono riuscita a vedere il Giardino di Ninfa: un’oasi di pace e di colori. Un paradiso, una realistica e concreta magia dei sensi, del piacere e del gusto. 
Gusto non culinario, ma gusto nel bonificare e rimettere in piedi una cittadina saccheggiata, distrutta e abbandonata dall’uomo sin dal 1381.
Maestria nel riuscire a fondere i ruderi ed una vegetazione non solo incredibile, ma anche di origini molto diverse, creando sinergismo fra loro.

Una passeggiata, lontano dal mondo dal caos e dai rumori, di poco più di un’oretta, ma che resta dentro per molto più tempo. 

L’ho visitata ora, inizio giugno e goduto della fioritura di questo periodo, ma sono certa che, come ci hanno detto le guide, abbia un suo fascino in tutte le stagioni. Talmente convinta che la ri vedrò almeno anche in autunno. 

La visita è perfettamente organizzata anche in questo periodo penalizzato dalla fase 2  Covid-19; il  personale è gentilissimo, cordiale, assolutamente poco invadente, ma sempre presente e al momento giusto.


La storia di Ninfa 

 

Prima di essere giardino, Ninfa era una città medioevale con doppia cinta muraria, ben 7 chiese e circa 250 case. La posizione geograficamente strategica ed il territorio assai fertile fecero della città, contesa fra numerose famiglie baronali legate al papato, un centro ad intensa attività produttiva.

Nel 1159 a Santa Maria Maggiore, una delle sue 7 chiese, fu incoronato pontefice Alessandro III in figa da Roma e da Federico Barbarossa. 

Nel 1298, Pietro Caetani – nipote di Papa Bonifacio VIII- comprò Ninfa e alcuni territori limitrofi.  

Nel 1381 fu saccheggiata e distrutta per controversie legate allo scisma dell’Occidente. Non fu ricostruita e i pochi abitanti rimasti se ne andarono. Compresi i Caetani che l’avevavano acquistata.
Solo alla fine dell’Ottocento i Caetani tornarono e decisero di occuparsi del territorio. Intervennero con bonifiche, piantagioni e restauri dei ruderi. Fecero del Municipio la loro casa di campagna. 
Grazie a Marguerite Chapin furono introdotte nuove specie di arbusti e rose e il giardino fu aperto a letterati ed artisti. 

 Lelia – figlia di Roffredo Caetani – creò il Giardino dandogli una forte impronta della sua attività di pittrice. 
Fu Lelia che, poco prima di morire, nel 1972 istituì la Fondazione Roffredo Caetani a tutela del Casato e del Giardino di Ninfa. 


La passeggiata nel Giardino di Ninfa 

Un grandissimo parcheggio per le macchine, un punto ristoro e personale assolutamente gentile cordiale e pacato fanno subito respirare l’aria di relax e pace di questo giardino. 
Dato il periodo, inizio Fase 2 dell’emergenza Covid19,  la passeggiata di fatto non è stata guidata ed organizzata a gruppi.
Eravamo liberi di camminare, di soffermarci, di indugiare e di osservare come e quando voluto.
Ad ogni punto di interesse – coincidono con i ruderi della vecchia Ninfa – era presente una guida – tutti ragazzi giovani –  aperta a rispondere a qualsiasi curiosità e/o domanda. 
Il percorso è obbligato lungo un sentiero marcato; attentissimo il personale a non far invadere le aree proibite. 

Lascio qualche scatto, alla fine saranno loro a parlare e farmi rivivere questa piacevolissima ed indimenticabile passeggiata. 


Cattedrale di Santa Maria Maggiore appena entri nel Giardino.

Glicine e rose a perdita d’occhio

Giardino di Ninfa – Via Ninfina 68 – Cisterna di Latina – 

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